L’Italia ha un potenziale eolico considerevole, eppure l’energia wind rappresenta solo un sesto delle rinnovabili nazionali. Un paradosso che racconta molto sulle sfide dell’energia pulita nel Bel Paese: la produzione eolica ha toccato un record il 25 novembre scorso, con circa 13.629 MW installati a fine 2025, ma il 91% degli impianti resta concentrato in sei regioni del Sud. Questo squilibrio, unito a un futuro offshore ancora tutto da costruire, definisce il presente di un settore in rapida evoluzione.

Potenza installata prevista: 13.629 MW fine 2025 ·
Record produzione: 25 novembre ·
Concentrazione impianti: 91% al Sud in 6 regioni ·
Principale parco: Portoscuso, Enel Green Power ·
Progetti offshore: Puglia 26, Sicilia 25, Sardegna 24

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
  • Dati precisi produzione reale 2025 oltre Taranto
  • Timeline dettagliata autorizzazioni progetti specifici
  • Confronto costi e efficienza onshore vs offshore
3Segnale temporale
4Cosa viene dopo
  • FER2 per sbloccare 15 miliardi di investimenti (UnoGenio)
  • Hub portuali Taranto e Augusta operativi entro 2030 (UnoGenio)
  • Valutazione VIA per 24 GW, approvati già 2,2 GW (Energia Oltre)

I dati principali sull’eolico italiano mostrano una situazione di forte potenziale inespresso, con uno squilibrio geografico marcato e un divario significativo tra progetti presentati e impianti operativi.

Dato Valore Fonte
Potenza eolica installata 13.629 MW (fine 2025) QualEnergia
Record data 25 novembre QualEnergia
Maggior parco Portoscuso Enel Green Power
Progetti offshore Puglia 26 Rinnovabili.it
Progetti offshore totali 93 (74 GW) Rinnovabili.it
Richieste connessione Terna 132 (90 GW) Rinnovabili.it
Impianti offshore operativi 1 (Taranto, dal 2022) Report Legambiente
Posti lavoro stimati al 2050 27.000 (13.000 diretti) ANEV

Perché in Italia è poco sfruttata l’energia eolica?

L’Italia ha una capacità installata di 13.629 MW a fine 2025, eppure l’eolico copre solo un sesto delle rinnovabili nazionali. La ragione principale risiede negli ostacoli burocratici e ambientali che hanno caratterizzato lo sviluppo del settore. Per l’unico impianto offshore operativo, quello di Taranto, ci sono voluti 14 anni di attesa prima dell’entrata in funzione nel 2022.

Ostacoli normativi e ambientali

La burocrazia rappresenta il principale nemico dell’eolico italiano. Dal 2012 al 2022, il settore ha vissuto una fase di stallo caratterizzata da iter autorizzativi complessi e ricorsi amministrativi. I 132 progetti attualmente in fase di Valutazione d’Impatto Ambientale per circa 24 GW dimostrano che la situazione non è radicalmente cambiata: il gap tra progetti presentati e impianti operativi resta enorme.

Il confronto con il resto d’Europa è impietoso. L’Unione Europea prevede 22 GW annui di nuovi parchi eolici nel periodo 2025-2030 secondo WindEurope (report di QualEnergia), mentre l’Italia ha installato l’8% in meno di nuova capacità nel 2025 rispetto all’anno precedente. A livello globale, la nuova capacità eolica offshore raggiungerà 16 GW entro fine 2025, due terzi dei quali in Cina.

Il paradosso

L’Italia ha presentato 93 progetti eolici offshore per 74 GW in dieci regioni, eppure ne risulta operativo uno solo. La filiera industriale è pronta, con oltre 15 miliardi di investimenti che attendono il via libera del FER2, ma la macchina autorizzativa resta il collo di bottiglia.

Confronto con altre rinnovabili

Il fotovoltaico ha saputo crescere grazie a incentivi più accessibili e autorizzazioni più rapide. L’eolico onshore ha mantenuto una presenza significativa nel Meridione, con la Puglia che domina la classifica nazionale. Ma l’offshore rappresenta ancora una chimera: dei 74 GW di progetti presentati, nessuno è entrato in funzione oltre a Taranto.

La produzione eolica italiana nell’agosto 2025 ha segnato un +63% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, secondo i dati Terna. Questo dimostra che il parco esistente risponde bene quando le condizioni meteorologiche sono favorevoli. Il problema non è la capacità di generare, ma la lentezza nell’installare nuovo.

In sintesi: Il gap tra i 93 progetti offshore presentati e l’unico impianto operativo dimostra che la burocrazia italiana blocca gli investitori. Senza riforme degli iter autorizzativi, il Paese non potrà raggiungere gli obiettivi 2030.

Qual è la regione con più pale eoliche in Italia?

La risposta è inequivocabile: sei regioni del Sud concentrano il 91% della potenza eolica nazionale. La Puglia guida la classifica con 26 progetti offshore in fase di sviluppo, seguita dalla Sicilia con 25 e dalla Sardegna con 24. Questo squilibrio ha radici geografiche, climatiche e politiche.

Distribuzione al Sud

Le regioni meridionali beneficiano di ventosità costante e territori adatti all’installazione di turbine. La Puglia, in particolare, combina alta velocità del vento con una pianificazione energetica più favorevole. La provincia di Barletta-Andria-Trani si distingue con 6,2 GW di richieste di connessione, rendendola un polo di riferimento nazionale.

La Sicilia non è da meno: Trapani possiede 11,2 GW di progetti offshore, il valore più alto tra tutte le province italiane. Nel complesso, l’isola ha 25 progetti in pipeline, molti dei quali utilizzano tecnologia galleggiante per superare le difficoltà di fondali profondi. La Sardegna completa il trio di testa con 24 progetti e 9,5 GW concentrati nella provincia del Sud Sardegna.

Esempi di parchi principali

Il parco eolico di San Benedetto, in provincia di Benevento, rappresenta uno dei più importanti impianti onshore del Centro-Sud. La Campania ha sviluppato significative installazioni nella zona del Sannio, mentre la Basilicata ospita parchi che contribuiscono in modo sostanziale al fabbisogno regionale.

Il paradosso del Nord Italia emerge con forza: la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna, nonostante alti consumi energetici, hanno una presenza eolica minima. L’Emilia-Romagna sta tentando di recuperare terreno con i progetti offshore di Rimini (330 MW) e Ravenna (600 MW) attualmente in fase di valutazione, che potrebbero aggiungere oltre 2,2 TWh annui alla produzione nazionale.

Cosa manca al Nord

Il Nord Italia resta ai margini dell’eolico per ragioni climatiche (minore ventosità) e logistiche (maggior densità abitativa). I progetti emiliano-romagnoli restano in attesa di VIA dopo il via libera ai 2,2 GW già approvati a livello nazionale.

Quanto produce l’eolico in Italia?

L’Italia ha raggiunto 13.629 MW di potenza installata a fine 2025, con un record di produzione registrato il 25 novembre. L’eolico contribuisce a circa un sesto dell’energia rinnovabile nazionale, un dato che colloca il Paese in ritardo rispetto agli obiettivi europei di decarbonizzazione.

Record storici

Il 25 novembre ha segnato una data storica per l’eolico italiano: la produzione ha toccato il massimo mai registrato, sfruttando condizioni meteorologiche eccezionali. A agosto 2025, l’incremento era già del +63% rispetto all’anno precedente, sempre secondo i dati Terna.

Il Report “Finalmente Offshore” di Legambiente, presentato il 18 luglio 2025 ad Augusta, ha documentato come la tecnologia galleggiante stia aprendo nuove possibilità per siti prima inaccessibili. I progetti offshore più vicini alla costa distano appena 6,7 km (Modica nel Lazio), mentre altri raggiungono i 124 km dalla riva, con una media di oltre 32 km per i progetti galleggianti.

Contributo alle rinnovabili

L’eolico rappresenta circa il 16% della produzione rinnovabile italiana, un valore insufficiente considerando il potenziale. Il confronto con i 22 GW annui che l’Europa prevede di installare nel quinquennio 2025-2030 evidenzia il gap esistente tra ambizione e realtà italiana.

Enel Green Power opera il parco di Portoscuso in Sardegna, il più grande impianto nazionale, dimostrando che la capacità tecnologica esiste. La sfida è tradurre questa esperienza in una crescita diffusa che includa finalmente anche l’offshore.

In sintesi: Il record di novembre dimostra il potenziale italiano, ma senza sblocchi normativi il Paese non raggiungerà gli obiettivi 2030. Gli investitori devono valutare attentamente i rischi burocratici.

Dove si trova il più grande impianto eolico in Italia?

Il parco eolico di Portoscuso, situato nel sud della Sardegna e operato da Enel Green Power, rappresenta l’installazione più potente del Paese. Questo impianto dimostra che l’Italia ha le competenze e le risorse per sviluppare progetti di scala industriale, ma la sfida rimane replicare questo successo su larga scala.

Portoscuso dettagli

Portoscuso si trova nella provincia del Sud Sardegna, un’area che totalizza 9,5 GW di richieste di connessione per progetti offshore. L’impianto combina la potenza del vento sardo con la tecnologia avanzata di Enel Green Power, costituendo un modello di riferimento per il settore. La posizione strategica della Sardegna, con 24 progetti offshore in pipeline, suggerisce che l’isola potrebbe ospitare altri impianti di dimensioni comparabili.

Altri impianti notevoli

A livello onshore, il parco di San Benedetto in Campania e quello di Casoni rappresentano installazioni significative. Il parco di Casoni, attivo da anni, continua a contribuire in modo sostanziale alla produzione regionale. Questi impianti mostrano come la combinazione di vento favorevole e iter autorizzativi più agili possa produrre risultati concreti.

L’unico impianto offshore operativo, quello di Taranto, è entrato in funzione nel 2022 dopo 14 anni di attesa. Con i suoi 30 MW di capacità, resta marginale rispetto al potenziale. Ma la sua esistenza dimostra che è possibile completare un progetto offshore in Italia, anche se i tempi restano proibitivi.

Perché Taranto cambia le regole

L’impianto di Taranto è l’unico offshore italiano operativo. Dopo 14 anni di attesa, dimostra che la tecnologia funziona nel nostro mare. Ora la sfida è ridurre drasticamente i tempi per i 92 progetti ancora bloccati.

Quali sono gli effetti negativi delle pale eoliche?

Le critiche all’eolico non si limitano alle questioni burocratiche. Gli impianti possono generare impatti ambientali e sociali che alimentano le resistenze locali, con conseguenze concrete sullo sviluppo del settore.

Impatto ambientale

Il fenomeno del “Vogelmord”, ovvero la morte di uccelli e pipistrelli per collisione con le pale, rappresenta una delle accuse più ricorrenti. Studi scientifici hanno documentato come i siti eolici possano alterare i pattern migratori e causare perdite significative nella fauna locale. Le turbine di ultima generazione hanno ridotto questo impatto, ma non lo hanno eliminato.

L’impatto visivo costituisce un’altra criticità rilevante. Le turbine moderne raggiungono altezze di 150-200 metri, modificando radicalmente il paesaggio. In regioni con forte vocazione turistica come la Puglia e la Sardegna, questa alterazione può influenzare l’attrattività territoriale. Le proteste locali, spesso organizzate attraverso comitati di cittadini, hanno bloccato numerosi progetti in fase di autorizzazione.

Resistenze locali

I comitati No-Eolico hanno ottenuto risultati significativi in diverse regioni. Le motivazioni variano dall’impatto paesaggistico ai timori per la salute (rumore, vibrazioni), fino alla percezione di benefici economici non equamente distribuiti. La Sardegna, in particolare, ha visto respingere diversi progetti nonostante l’elevato potenziale eolico.

Laquestionefonciera gioca un ruolo cruciale: spesso i terreni ospitano impianti senza che le comunità locali ne percepiscano i benefici. La creazione di fondi di sviluppo locale e accordi di compartecipazione potrebbe ridurre queste resistenze, ma richiede un approccio più stratificato da parte degli operatori.

In sintesi: Gli effetti negativi sono documentati, ma mitigabili con tecnologie avanzate e ricollocazione degli impianti. La sfida per il settore è coinvolgere le comunità locali fin dalle prime fasi di progettazione.

Vantaggi

  • Energia pulita a emissioni zero durante l’operatività
  • Riduzione dipendenza da combustibili fossili
  • Creazione di occupazione nella filiera (ANEV stima 27.000 posti entro 2050)
  • Potenziale offshore enorme: 74 GW di progetti presentati
  • Costi operativi contenuti una volta installati
  • Indipendenza da speculazioni sui prezzi del gas

Svantaggi

  • Impatto su uccelli e pipistrelli (Vogelmord)
  • Alterazione paesaggistica in aree di pregio
  • Resistenze locali che bloccano i progetti
  • Turbine rumorose in prossimità delle abitazioni
  • Iter autorizzativi troppo lunghi in Italia
  • Concentrazione geografica al Sud, deficit infrastrutturale al Nord

Timeline eolico Italia

  • 2022: Entrata in funzione impianto Taranto, unico offshore operativo dopo 14 anni di attesa
  • 18 luglio 2025: Presentazione report “Finalmente Offshore” di Legambiente ad Augusta, mappati 93 progetti per 74 GW
  • 2025: AERO cresce del 43% degli associati, segnale di forte interesse della filiera
  • 23 settembre 2025: Decreto MASE registrato alla Corte dei Conti, hub nazionali Taranto e Augusta per eolico galleggiante
  • Agosto 2025: Produzione eolica +63% vs anno precedente (dati Terna)
  • Entro 2050: Potenziale installabile fino a 20 GW offshore grazie a tecnologia galleggiante

Voci dal settore

L’eolico offshore in Italia cresce sulla carta ma resta bloccato dalle autorizzazioni.

— Legambiente (ONG, autore report Finalmente Offshore)

La filiera è pronta: oltre 15 miliardi di investimenti attendono il via libera del FER2. L’Italia ha il potenziale tecnico e industriale per giocare un ruolo centrale nello sviluppo dell’eolico offshore.

— Fulvio Mamone Capria, Presidente AERO (associazione di categoria)

Per l’eolico offshore di Taranto ci sono voluti 14 anni; ci auguriamo che per gli altri progetti i tempi siano di gran lunga inferiori.

— Legambiente (ONG)

La disparità tra la capacità installata attuale e il potenziale offshore rappresenta la sfida più urgente per il settore eolico italiano. Con 74 GW di progetti presentati e un solo impianto operativo, il gap tra ambizione e realtà non potrebbe essere più marcato. Il decreto MASE del settembre 2025 per gli hub di Taranto e Augusta segna un passo avanti, ma la vera svolta dipenderà dalla capacità del governo di accelerare gli iter autorizzativi. Per gli investitori, il rischio burocratico resta alto, ma il premio per chi arriva prima potrebbe essere considerevole.

Letture correlate: Fotovoltaico Italia 2026: Costi, Incentivi e Norme · Occupazione Italia: Tassi, Trend e Dati Istat 2026

Con 13,6 GW di potenza eolica installata e il 91% concentrato in sei regioni meridionali, lo stato attuale e le prospettive al 2025 sottolineano il potenziale offshore.

Domande frequenti

Cos’è un parco eolico?

Un parco eolico è un insieme di turbine eoliche che sfruttano la forza del vento per generare elettricità. In Italia, i parchi onshore si trovano principalmente al Sud, mentre quelli offshore iniziano a svilupparsi con la tecnologia galleggiante.

Quali sono i vantaggi dell’eolico in Italia?

L’eolico produce energia pulita senza emissioni di CO2, riduce la dipendenza da combustibili fossili e crea occupazione nella filiera. ANEV stima 27.000 nuovi posti di lavoro entro il 2050, di cui 13.000 diretti nel settore offshore.

L’eolico è sviluppato nel nord Italia?

No. Il 91% della potenza eolica italiana è concentrata in sei regioni del Sud. Il Nord soffre di minore ventosità e maggiori resistenze locali, anche se progetti offshore in Emilia-Romagna (Rimini, Ravenna) potrebbero cambiare questo scenario.

Qual è il potenziale eolico offshore?

Con 93 progetti presentati per 74 GW distribuiti in 10 regioni, il potenziale offshore è enorme. La tecnologia galleggiante permette di raggiungere siti prima inaccessibili, con distanze dalla costa che arrivano fino a 124 km. L’obiettivo al 2050 è 20 GW installati.

Come consultare l’atlante eolico?

L’atlante eolico nazionale è disponibile attraverso i dati RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) e le mappe interactive dei portali specializzati come Rinnovabili.it. Il Report “Finalmente Offshore” di Legambiente offre una mappatura completa dei progetti in sviluppo.

Quali incentivi per l’eolico Italia 2025?

Il FER2 (Ferrovi e Rinnovabili Elettriche) rappresenta lo strumento principale per sbloccare 3,8 GW di progetti offshore e oltre 15 miliardi di investimenti. Il decreto MASE del settembre 2025 ha individuato gli hub portuali prioritari di Taranto e Augusta.

Differenza tra eolico onshore e offshore?

L’eolico onshore sfrutta il vento a terra, con turbine installate su colline o pianure. L’offshore utilizza turbine in mare, spesso su piattaforme galleggianti, permettendo di raggiungere venti più costanti e potenti. In Italia, l’offshore è ancora embrionale: un solo impianto operativo contro 93 progetti in pipeline.